Scattiamo le foto alle nostre doll! (2 di 3)

Salve a tutti!

Eccoci arrivati alla seconda parte della guida “Scattiamo le foto alle nostre doll!“.

Nella prima parte abbiamo affrontato tutte le tematiche riguardanti la preparazione dei nostri shooting, parlando di sfondi, location, attrezzatura, obiettivi.
In questa seconda parte, vi darò delle linee guida su come impostare le vostre macchine fotografiche, come curare l’illuminazione, impostare le inquadrature, ricordando che queste sono solo nozioni base e che, con un po’ di pratica, passione, studio e creatività, si può e si deve migliorare ed evolversi!

 

PRINCIPI BASE

Tralasciando i dettagli che esulano dagli obiettivi di questa guida, quando parliamo di fotografia ci sono alcuni parametri fondamentali, necessari per impostare la macchina al meglio ed ottenere esposizione e composizione ottimali. Fra questi i più importanti e che ci interessano sono:

 

  • il triangolo dell’esposizione: ISO, apertura del diaframma (F) e tempo di esposizione (in secondi);
  • RAW vs. JPG;
  • bilanciamento del bianco;
  • distanza focale e macro;
  • messa a fuoco;
  • istogramma.


IL TRIANGOLO DELL’ESPOSIZIONE

Il triangolo dell’esposizione è probabilmente il punto nodale della fotografia ai fini di ottenere l’esposizione voluta. In breve l’ISO rappresenta la sensibilità del nostro sensore alla luce (valori bassi = meno sensibile ma immagine pulita, valori alti = più sensibile ma immagine con meno dettagli e imperfezioni), l’apertura del diaframma che, oltre a regolare la quantità di luce in entrata ha l’importantissima funzione di definire la profondità di campo, ossia quella porzione di spazio che sulla foto percepiremo come “a fuoco”, il tempo d’esposizione, ossia la quantità di tempo che la tendina della macchina fotografica resterà aperta e permetterà alla luce di entrare.

 

http://www.ariafotografica.it/scattare-in-manuale/

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Questi tre parametri lavorano in concerto fra loro, sono strettamente correlati e per questo vanno sempre considerati come una sorta di triangolo. Ad esempio: condizioni di luce abbondante ci porteranno ad utilizzare ISO bassi ed una coppia apertura/tempo scelta in base alle nostre esigenze creative. Luce scarsa ci costringerà ad aumentare gli ISO allo scopo di utilizzare la coppia apertura/tempo necessaria. L’ISO è un valore che, a mio avviso, è spesso sopravvalutato: troverete decine di recensioni che decantano le lodi di un corpo macchina rispetto ad un altro perchè “ha una migliore resa agli alti ISO”. Nel nostro caso, a meno di scelte creative estreme, lavoreremo in un range di ISO quasi sempre compreso fra i 100 e 1600, che ormai quasi tutte le macchine fotografiche moderne reggono egregiamente restituendo immagini di qualità accettabile. Utilizzeremo 100 e 200 ISO quando avremo abbondanza di luce naturale o lavoreremo con flash potenti o luci continue di adeguato wattaggio, saliremo a 400 e 800 ISO quando scatteremo in location esterne non troppo illuminate o con flash/luci continue di bassa potenza. I 1600 ISO saranno la nostra ultima risorsa: quando scatteremo in location esterne/interne con poca luce e senza l’ausilio di fonti luminose esterne.

Il secondo parametro che imposteremo è l’apertura del diaframma: è un parametro molto importante perchè è quello che regola l’entità del cosiddetto sfocato. Più è aperto il diaframma, maggiore sarà la sfocatura. Viceversa, minore l’apertura, minore l’effetto sfocato. Per complicarci le cose, questo è un valore che sulle macchine fotografiche viene individuato come un reciproco: F/5.6, per esempio. Questo significa che valori bassi di F (1.8, 2.8, per esempio) corrispondono a grandi aperture mentre valori alti (8, 11, 16) corrispondono a un diaframma piuttosto chiuso. Le grandi aperture sono tipiche degli obiettivi piuttosto costosi (ad eccezione del celebre “cinquantino”, che con un centinaio di euro portate a casa). La maggior parte degli obiettivi in kit, come il classico 18-55 o il 18-105, sono zoom con aperture variabili da 3.5 a 5.6 (ecco spiegati quei numeri che circondano la lente frontale!): significa che a 18mm (ossia con obiettivo al massimo del grandangolo) l’apertura massima sarà di 3.5 mentre a 55 o 105 l’apertura massima sarà di 5.6. In mezzo il valore massimo cambierà, assumendo come valore massimo quello che la costruzione della lente permette. Zoom più costosi hanno apertura massima fissa: esempi sono il 24-70 F/2.8 o il 70-200 F/4. All’altro estremo dobbiamo sempre ricordare che non bisogna mai chiudere eccessivamente il diaframma: valori troppo elevati (diciamo oltre F/16) introducono una serie di difetti ottici di diffrazione difficilmente risolvibili in post-produzione e non aggiungono nulla alla nostra fotografia. E’ un’impostazione da utilizzare solo in casi estremi, quando si ha troppa luce o vogliamo ottenere particolari effetti e non abbiamo altre scelte. Ne parleremo più avanti nella guida… Il valore di apertura del diaframma influenza anche la potenza del flash: più è chiuso il diaframma, meno sarà efficace il lampo che abbiamo impostato.

Ultimo parametro del triangolo dell’esposizione è il tempo di scatto. Probabilmente il più semplice, il più intuitivo: più lungo è il tempo, più luce entra! Sulle nostre fotocamere troviamo sempre un numero intero (60, 250, 3200, etc…) ma in realtà anche questo è un reciproco: si tratta di 1/60 di secondo, 1/250 e così via. Più alto è il numero, più veloce sarà la tendina e meno luce colpirà il sensore. Se fossimo in un normale corso di fotografia, avrei mille cose da dirvi sul tempo di esposizione ma nel nostro caso le cose sono più semplici: poichè consiglio CALDAMENTE di fare le vostre fotografie con l’ausilio di un treppiedi adeguato, il tempo di scatto va semplicemente regolato di conseguenza dopo aver stabilito i parametri di ISO e apertura del diaframma senza sbatterci troppo su tempi di sicurezza ed altre diavolerie da tecnici! Una cosa importante, però va detta: quando scatteremo con luce flash, soprattutto se con il flash integrato o con flash esterni non collegati alla macchina fotografica, non saremo liberi di scegliere il tempo di esposizione a nostro piacimento. Saremo invece costretti a impostare un tempo di esposizione che sui manuali delle vostre macchine viene identificato come “tempo di sincro flash”. A meno di rari casi eccezionali, questo tempo, ossia la velocità massima cui macchina e flash riescono a scattare contemporaneamente, non va oltre 1/250 di secondo. Quindi se ci troviamo ancora in uno stato di sovraesposizione, non potremmo fare altro che abbassare gli ISO o… chiudere il diaframma.

I tre valori combinati insieme ci danno una ben precisa esposizione, valore che viene misurato dall’esposimetro e che vediamo nel mirino della nostra reflex, in basso, come una barretta che si sposta sotto una scala con uno zero centrale, un + a un estremo e un – a un altro. Quando la barretta si trova allo zero avremo l’esposizione corretta, se si trova verso il + avremo una sovraesposizione (troppa luce), se si trova verso il – una sottoesposizione (poca luce).

 

RAW vs. JPEG

E’ un’impostazione fondamentale delle nostre macchine fotografiche perchè influenza in modo importante tutto il nostro lavoro di produzione. I fotografi professionisti scattano al 99% in RAW, che è il formato con zero perdite, di massima qualità e che ci permette di effetturare delle correzioni, anche piuttosto importanti, di alcuni parametri quali l’esposizione, la nitidezza, la riduzione del rumore, il contrasto, agire sui singoli colori. Questi file, che non sono altro che file di testo che contengono le informazioni dell’immagine pixel per pixel, possono essere visualizzati solo tramite appositi programmi, come Camera RAW (base per Lightroom e Photoshop), ed una volta completate le varie modifiche, bisogna effettuare un’esportazione in formato JPG (o altri) per la regolare visualizzazione e condivisione. Tutte queste regolazioni possono essere fatte anche sul formato JPG ma, essendo quest’ultimo un formato compresso, già a monte non avremo una base di qualità dalla quale partire per effettuare le modifiche ed ogni salvataggio del JPG inserisce un degrado della qualità finale dell’immagine. Quindi… sempre in RAW!!!

 

http://www.vitadastudente.it/2011/04/05/scattare-foto-in-raw-o-jpg/

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BILANCIAMENTO DEL BIANCO

Il bilanciamento del bianco è un parametro molto importante. Sebbene possa essere facilmente modificato in postproduzione, soprattutto se avete scattato in RAW, è bene parlarne perchè non tutti scatteranno con una reflex professionale o hanno i programmi per lavorare i RAW, e perchè impostare il giusto valore di bilanciamento del bianco ci permetterà di risparmiare tempo in seguito. Il bilanciamento del bianco (o white balance, WB) è quel settaggio che ci permette di raffigurare in fotografia il bianco per quello che è realmente. Il bianco risulta differente in base alle condizioni di luce in cui stiamo scattando (soleggiato, nuvoloso, con illuminazione a incandescenza, a neon, flash)…. è un parametro che va adattato alla giusta situazione e può influire pesantemente sul risultato finale. Ad esempio: scattare con tempo soleggiato con un WB settato in nuvoloso, ci darà delle foto giallissime!

http://www.chrysis.net/photo/photo_man/txt/bilanciamento_bianco.htm

http://www.chrysis.net/photo/photo_man/txt/bilanciamento_bianco.htm

 

http://www.saralando.com/blog/?page_id=41

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DISTANZA FOCALE E MACRO

Questo è un passo estremamente importante dei principi base. La distanza focale è quella che viene volgarmente cambiata quando diciamo “zoomma!”. In realtà, oltre ad esserci un evidente effetto di ingrandimento/rimpicciolimento quando spostiamo la ghiera dello zoom, un’altra importante variazione è quella dell’angolo di visuale: maggiore sarà la distanza focale, minore sarà l’angolo di visuale ripreso dall’obiettivo. Valori compresi fra 8mm e 35mm rientrano nel range del cosidetto “grandangolare”, valori fra 35mm e 70mm costituiscono il  “normale”, dai 70mm in su si è nel range dei “teleobiettivi”. E’ importante conoscere come la distanza focale possa influenzare le nostre fotografie: focali grandangolari hanno ampi angoli di visuale, tendono a distorcere l’orizzonte o le linee verticali, fanno sembrare le cose vicine all’obiettivo molto più grandi di quelle più distanti, hanno una maggiore profondità di campo intrinseca e più la lente è grandangolare più l’effetto è esasperato: pensate al cosiddetto fish-eye che altro non è che un tipo di grandangolare. Gli obiettivi normali sono definiti tali perchè sono quelli che più si approssimano alla visuale umana: per questo sono spesso utilizzati nella fotografia di reportage o nella street photography. 35 e 50mm sono le focali principe di queste discipline. I teleobiettivi, invece, hanno la proprietà di comprimere estremamente i piani, una profondità di campo intrinseca minore, standardizzano le proporzioni al punto che i classici obiettivi da ritratto sono gli 85mm, il 135mm e il 200mm, proprio perchè il risultato ottenuto è estremamente neutro e rappresenta al meglio il nostro soggetto. La distanza focale influisce in modo determinante anche la profondità di campo, in un delicato connubio con la distanza dal soggetto: già indipendentemente dalla distanza focale, le distanze relative fra noi, soggetto e sfondo, possono drammaticamente cambiare e le differenti distanze focali amplificano ulteriormente questo aspetto: a parita di distanze relative e cercando di mantenere la stessa inquadratura, un teleobiettivo ci darà una profondità di campo di gran lunga minore rispetto a lenti normali o grandangolari.

 

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Tutti questi dettagli sono stati introdotti per parlare in modo adeguato delle lenti macro e più in generale della distanza di messa a fuoco minima. Si parla di lenti macro quando: 1) abbiamo una distanza di messa a fuoco minima estremamente bassa (diciamo sotto i 20cm); 2) abbiamo un rapporto di riproduzione di 1:1 o 1:2 (nel caso di 1:1 = 1cm nella vita reale occuperà 1cm sul sensore). Avere una lente macro (di solito una lente a focale fissa da 60-90-150mm) o una lente con una minima distanza di messa a fuoco è importante nel nostro caso, soprattutto quando vogliamo scattare foto dei dettagli delle nostre dolls! Le lenti in kit ci permettono già delle discrete distanze minime di messa a fuoco (di solito intorno ai 40/50cm). Se abbiamo una lente macro, ancora meglio, ma ricordiamoci che questi obiettivi ci portano ad avere profondità di campo estremamente esigue (a volte dell’ordine dei mm) con il grande rischio di avere foto fuori fuoco. Quindi vanno usati con molta attenzione, al punto che spesso si scatta con la messa a fuoco impostata in manuale per avere il controllo più preciso possibile.

http://digilander.libero.it/photopassione/corso_base/profondita_distanza.htm

http://digilander.libero.it/photopassione/corso_base/profondita_distanza.htm

 


MESSA A FUOCO

E’ fondamentale! Odio le foto con una messa a fuoco sbagliata o semplicemente poco attenta. E’ uno dei parametri fondamentali in fotografia: l’attenzione dell’osservatore è focalizzata dal punto della foto più nitido (insieme ad altri fattori). Quando scattiamo un ritratto, si tratta al 99% degli occhi, dell’occhio più vicino se il nostro soggetto non è frontalmente rivolto a noi. Per le nostre dolls vale lo stesso e la messa a fuoco dev’essere più accurata quando usiamo teleobiettivi e/o grandi aperture del diaframma che ci danno profondità di campo molto esigue. Anche per questo è importante usare un treppiede: il nostro soggetto è statico, approfittiamone per avere cura di questo parametro: nessuno ci insegue, non abbiamo un momento da cogliere prima che sfugga via.

 

COMPOSIZIONE

Dopo tutti i parametri meramente tecnici siamo arrivati a quello più artistico, creativo ed originale: la composizione, intesa come inquadratura e correlazione tra soggetto, sfondo e tutti gli altri elementi che compongono la nostra scena. Ci sono innumerevoli regole riguardanti la composizione, manuali interi dedicati a questo aspetto della fotografia e sarebbe comunque riduttivo parlarne qui. Vi rimando a studi personali se volete approfondire come si deve l’argomento. Qui mi limiterò a segnalarvi la grande importanza che ha la regola dei terzi. Alcuni di voi avranno sicuramente visto che lo schermo delle nostre fotocamere (o anche i mirini) possono essere arricchiti da una griglia in sovraimpressione che divide l’inquadratura in nove parti, nove riquadri rettangolari, con lo schermo diviso sia verticalmente che orizzontalmente in 3 parti e con 4 punti di incrocio delle righe. La regola dei terzi ci dice di posizionare il nostro soggetto sempre su uno dei terzi e il punto di maggior interesse del nostro soggetto (la testa / gli occhi / l’occhio più vicino) su uno dei 4 punti di forza. In questo modo il nostro soggetto si troverà in quelli che il nostro occhio-cervello percepisce come i punti più importanti della foto cui abbiamo assegnato i punti più importanti del nostro soggetto.

https://it.wikipedia.org/wiki/Regola_dei_terzi

https://it.wikipedia.org/wiki/Regola_dei_terzi

Stabilita questa regola, un consiglio compositivo che vi do è di ricordarvi la provenienza delle nostre doll: quasi tutti provengono da film, manga, anime, fumetti. Cercate, ove possibile e quando avete scelto questo tipo di shooting, di fare dei tagli molto cinematografici, prediligendo lo scatto orizzontale piuttosto che il verticale, angoli di ripresa non necessariamente paralleli al terreno. Pensate alle riprese nel Batman di Tim Burton, o ai vari Avengers, o ai fumetti dei vostri personaggi preferiti e prendete ispirazione da quelli.

Infine, ma non meno importante…. una volta presa consapevolezza di tutte queste regole tecniche, non abbiate paura a…. INFRANGERLE!!! E’ così che si ottengono risultati creativamente originali e che lasceranno il segno!!! Quindi imparate, guardate, studiate e poi…. create!

 

CONCLUSIONE

Ed eccoci giunti alla fine di questa seconda parte, più noiosette a tecnica, della nostra guida su come scattare le foto alle nostre dolls.

Nella prossima affronteremo le diverse situazioni preannunciate nel primo episodio della guida (studio vs esterna), come regolare la nostra attrezzatura, come disporre le luci, e così via…

A presto con la terza ed ultima parte!


Maurizio Barbagallo

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